Ritorna con prepotenza la convinzione che la guerra sia un dato ineluttabile della condizione umana. In questo clima chi si oppone al riarmo viene spesso liquidato come ingenuo o, peggio, negligente verso il diritto alla difesa.
Ma la guerra è davvero inevitabile?
Troppo spesso ignoriamo che i conflitti non sono “catastrofi naturali”, ma l’esito diretto di precise scelte politiche ed economiche. In questo scenario il ricorso alle armi e l’imposizione delle dottrine belliciste sono considerate come l’unico strumento per ottenere una pace che, in realtà, è solo una temporanea assenza di guerra.
Dobbiamo rassegnarci all’idea che il conflitto sia giustificabile e l’unica risposta possibile o possiamo contrastare questo atteggiamento di rassegnata accettazione? Anche Papa Leone, nel suo messaggio per la Giornata della Pace 2026, nota che nel rapporto tra cittadini e istituzioni si sta arrivando a “considerare una colpa” il non prepararsi abbastanza allo scontro. Vi è perciò l’urgenza di opporsi a questo paradosso e riscoprire le strade alternative che la storia ci ha già indicato.
Le radici della ragione bellica
Dobbiamo innanzitutto riconoscere una verità scomoda, ovvero che in occidente l’idea che la guerra sia inevitabile non è mai davvero scomparsa, si è solo mimetizzata. Ripercorrendo a ritroso il cammino della “ragione bellica” inevitabilmente ci imbattiamo nell’esito più radicale del pensiero liberale inglese, da cui deriva molta parte del pensare comune nel nostro mondo, basato sull’utile per conseguire l’interesse perseguito. Oggi questo pragmatismo cinico si traduce in affermazioni del tipo «La Groenlandia ci serve, la prenderemo in ogni caso».
Eppure l’utile, di per sé, non è immorale ma lo diventa quando il “mio utile” si trasforma nell’unico criterio per giustificare mezzi le vie scelte per conseguirlo. Gli ideologi di questa posizione, esplicitamente o implicitamente, guardano al filosofo inglese Hobbes e alla sua visione del mondo, dove la sopravvivenza del singolo dipende dalla capacità di minacciare l’altro.
Ma è davvero questa l’unica via? O possiamo immaginare un modello in cui l’utile non sia il privilegio di pochi ma il bene comune di tutti?
Occasioni Mancate: storie di chi ha detto NO
La storia è piena di quelle che potremmo definire “occasioni mancate”. Sono le voci di chi ha cercato, anche controcorrente, di affermare la possibilità della pace. Sono le voci di chi ha cercato di orientare la politica verso il vangelo e la ragione, rimanendo spesso inascoltato o subendo la complicità di una coscienza credente che, a volte, si è piegata alle ideologie che esaltano la forza e la violenza.
Tra coloro che credettero ad una via alternativa alla guerra occorre ricordare Max Metzger, il prete tedesco che scelse il martirio pur di opporsi alla follia nazista; Emmanuel Mounier, il filosofo francese che rifiutò sia il bellicismo che un pacifismo astratto, cercando una pace “reale”; Igino Giordani, che in parlamento difese l’obiezione di coscienza perché “uccidere un uomo significa uccidere Dio in effigie”.
Un risveglio necessario
Se negli anni ’60, in piena Guerra Fredda, i movimenti per la nonviolenza sembravano aver aperto una breccia, oggi di quell’impegno sembra essere rimasto ben poco. Eppure non possiamo rassegnarci. Nell’attuale contesto geopolitico, vicini ad una conflagrazione nucleare, non manca chi pone a servizio della pace la conoscenza e la scienza, diversamente da chi ripropone argomenti e ragioni che sembravano ormai superati, almeno nell’ambito del cosiddetto occidente.
L’affermazione di una pace, non come semplice pausa tra una guerra e l’altra ma come condizione stabile, è possibile se decostruiamo la narrazione di una natura umana segnata dall’aggressività che abbia come solo esito la violenza e la guerra difronte ad ogni situazione che richieda una affermazione dell'”io”, individuale o sociale. È tempo, quindi, di tornare a esercitare un pensiero critico per non sprecare la prossima vitale occasione di pace.
MATERIALE DI APPROFONDIMENTO
Consulta o scarica la riflessione integrale di mons. Maurizio Aliotta