Si è concluso venerdì 13 marzo, presso la parrocchia Sacra Famiglia di Siracusa, il ciclo di incontri “Sentieri di pace“. Protagonista dell’ultimo appuntamento è stato padre Tonio Dell’Olio, presidente della Pro Civitate Christiana di Assisi. La sua conferenza, “L’eredità di Papa Francesco“, ha avuto luogo proprio nel giorno dell’anniversario dell’elezione del Pontefice argentino.
Un incontro tanto intenso quanto interessante durante il quale il relatore ha toccato i cardini del pontificato di Bergoglio, fatto di parole significative ma soprattutto di gesti. Segni distintivi emersi già la sera del 13 marzo 2013 quando, quel “vescovo chiamato quasi dalla fine del mondo”, si affacciò alla Loggia delle Benedizioni presentandosi con un semplice: “Fratelli e sorelle, buonasera”.
A questo esordio sono seguiti atti dirompenti che hanno segnato tutto il suo magistero: dalla scelta di Lampedusa per il suo primo viaggio apostolico l’8 luglio 2013, per rimettere al centro il dramma dei migranti, fino al gesto estremo del 2019, quando si inginocchiò per baciare i piedi ai leader del Sud Sudan, implorando la pace per il loro popolo.
Il legame tra Papa Francesco e don Tonino Bello
In questo stile di semplicità e gestualità si inserisce il richiamo di Dell’Olio al profondo legame spirituale tra il Papa e il “vescovo del grembiule”. Entrambi, provenienti dalle periferie, hanno preferito la vicinanza concreta alla distanza formale. Il magistero di Francesco, focalizzato su fratellanza e cura dei poveri, delinea una visione di Chiesa che Dell’Olio ha messo in diretta connessione con l’eredità di don Tonino Bello.
Secondo il relatore, l’eredità che ci è stata consegnata è quella di una “pace artigianale”: un impegno quotidiano che non delega la responsabilità ai soli potenti, ma che richiede di “sporcarsi le mani” nella costruzione di una fraternità universale. Dell’Olio, a tal proposito, ha citato la celebre frase di don Tonino: «La pace non è un vocabolo, ma un vocabolario». Un concetto che trova eco perfetta nell’enciclica Fratelli tutti, dove il Papa definisce la pace come un percorso, scrivendo che: «c’è bisogno di artigiani di pace disposti ad avviare processi di guarigione e di rinnovato incontro con ingegno e audacia» e ancora «la pace è un lavoro paziente di ricerca della verità e della giustizia, che onora la memoria delle vittime e che apre, passo dopo passo, a una speranza comune più forte della vendetta».
La pace, dunque, ha molteplici sfaccettature: riguarda le armi, non solo l’uso ma anche il semplice possesso, ma soprattutto la libertà, la giustizia, l’equità sociale e la salvaguardia del creato. Questo implica, ha aggiunto il relatore citando il Papa, che «ciascuno di noi è chiamato ad essere un artigiano della pace, unendo e non dividendo, estinguendo l’odio e non conservandolo, aprendo le vie del dialogo e non innalzando nuovi muri».
Ecologia integrale e fraternità
Inevitabile infine il richiamo all’enciclica Laudato si’. Padre Tonio Dell’Olio ha sottolineato come il concetto di ecologia integrale leghi indissolubilmente la cura della “casa comune” alla fraternità umana. Ribadisce in conclusione che senza sentirsi fratelli e senza cura per il mondo non ci sarà mai pace, ma solo la difesa di interessi privati.
Con questo incontro cala il sipario su un percorso che ha saputo offrire strumenti critici e spirituali per scardinare la retorica del conflitto e rilanciare, ancora una volta, un concetto di pace oggi più che mai necessario.
La sfida resta quindi quella di trasformare la pace da utopia a lavoro quotidiano e “manuale”.
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MATERIALE DI APPROFONDIMENTO
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